Pecorelle di mare

Scritto da Angel

É il terzo giorno nell'area del Sepik, oggi ci aspettano gli uccelli del paradiso e tante, tantissime, ore di navigazione sul fiume.
L'uccello del paradiso si puó vedere in pochissimi posti bel mondo, la sua peculiaritá é che nessuna sa dove deponga le uova e dove sia il suo nido. 
Mi piace pensare che sia questo il motivo per cui é chiamato uccello del paradiso, cioé perché non avendo mai trovato nido e uova, si pensi che arrivi direttamente dal paradiso.
Sveglia all'alba e via verso la foresta dove abbiamo ottime possibilità di avvistare questo meraviglioso uccello.



Ed infatti dopo solo circa 20 minuti di camminata lo avvistiamo: sgargiante nei suoi colori, pomposo muovendo la sua coda rigogliosa e lussureggiante, eccolo lí che canta dall'alto dei rami di un altissimo albero, irraggiungibile se non dagli obiettivi delle macchine fotografiche.
É la prima volta che faccio birdwatching e ammetto di non esserne un fan: non ho l'attrezzatura adatta né la pazienza necessaria per rimanere a lungo in attesa, ma devo comunque ammettere che é uno spettacolo affascinante.
Rientrati nella guest house di Wagu Lagoon, dopo una frugale colazione riprendiamo il fiume sulle nostra canoa, direzione Kangamanan.
Il viaggio é lungo, ma i panorami e gli scenari che ammiriamo, tra un sonnellino e una chiaccherata, sono un buon palliativo per gli occhi.



Ho sempre avuto un debole per l'effetto delle nuvole in cielo riflesse sulle acque del fiume, le mie pecorelle di mare.



Kangamanan é il villaggio di Albert Lumut ma non dormiamo, come inizialmente previsto, in casa sua, andiamo in casa di un'altra gentilissima e ospitalissima famiglia, la famiglia di Jack.

Facciamo un giro nel villaggio e visitiamo le haus tambaran (case degli spiriti) dove siamo accolti con folklore dagli abitanti che hanno preparato un piccolo spettacolo d'accoglienza con costumi e danze tipiche.
Gli abitanti del luogo sembrano sorpresi del fatto che non ci armiamo di macchina fotografica e non scattiamo a ripetizione.
Scatto un paio di foto perché i colori sono comunque fantastici.


La stessa scena si ripete poco dopo, quando ci dicono che l'ingresso nella casa degli spiriti é già compreso ma che per fare fotografie bisogna pagare 50 kina (piú o meno 10 euro): 
"ok no problem, we don't need to take pictures" gli dico.
Le loro facce spaesate mi fanno sorridere, per cui aggiungo, quasi con un po' di senso di colpa:
"sorry, we just like to enjoy the culture and the people of the village".
Evidentemente sono abituati un po' all'idea che il tipico dimdim (uomo bianco) sia un turista al 100%, più interessato a imprimere il ricordo sul rullino piuttosto che nel cuore.

Lo stile di vita sulle rive del Sepik é molto semplice: le donne vanno a pescare, gli uomini vanno a caccia. Ma ai tempi d'oggi a caccia non si va quasi piú, il che si puó tradurre come: le donne vanno a pescare, gli uomini non fanno nulla, ciondolano tutto il giorno :)
Solo pochi uomini, con un minimo di spirito d'imprenditorialità, si organizzano per fare qualcosa delle loro vite: le guide turistiche, gli skipper, le guest house, così da elevarsi, passatemi il termine, un po' sopra la media sepikiana.
Questo mi fa pensare a quanto potenziale hanno ancora da offrire queste zone, basterebbe offrire un'organizzazione basilare e un minimo di affidabilità per ritagliarsi una buona fetta di turisti.
Chissà cosa riserverà il futuro a questi villaggi e a queste persone, io spero che la nostra visita lasci in qualcuno di loro il pensiero che non tutte le persone sono uguali e che ci sono anche persone che preferiscono stare 15 minuti a parlare con un anziano dal sorriso sdentato piuttosto che scattare un selfie con lui e andare via senza nemmeno ringraziarlo.
Probabilmente loro continueranno a preferire il turista fotografo e spendaccione, d'altronde siamo in un posto in cui 5 euro fanno ancora la differenza nella vita.

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