Sulle rive del Sepik
Il Sepik è il fiume più lungo e più importante della Papua. Taglia praticamente tutta la parte settentrionale dividendosi in alto, medio e basso Sepik.
Attorno a questo fiume vivono molte tribù e si sono creati molti villaggi grazie alla possibilità di rifocillarsi con il pesce pescato.
Dopo l’arrivo all’aeroporto di Wewak ci dirigiamo verso la cittadina di Pagwi, punto di partenza per tutti i trip lungo l’alto e medio Sepik. L’altra cittadina che fa da focal point è Angoram, nel basso Sepik. Il nostro contatto Albert Lumut però ci dice che ad Angoram lui non ci può portare perché è pericoloso. Da quello che capiamo ognuno ha la sua zona, con i suoi villaggi conosciuti. Un’altra guida che avevamo contattato, Joseph Kone, invece ci aveva proposto un trip nell’alto Sepik. Albert invece ci porterà solo un po’ nell’alto, ma principalmente nel medio Sepik.
Albert Lumut, il nostro contatto ci affida a Douglas perché lui porterà in tour il gruppo di Avventure nel Mondo che abbiamo incontrato all’aeroporto di Wewak.
Douglas è un omone papuano con una grande e folta barba bianca, un cappellino giallo quasi fosforescente e una camminata da afroamericano svogliato nella via dello shopping. Ha quarantaquattro anni, ma il bianco della barba e dei capelli lo fanno sembrare più vecchio.
Ha quattro figli e due mogli. In Papua è permesso avere più moglie e c’è ancora una grande discriminazione nei confronti delle donne.
Dice che ha una moglie giovane e una della sua età. Una in città e una nel villaggio. Così lui fa da spola.
Il tragitto verso Pagwi è lungo e complicato. I francesi ci hanno chiesto se potevano venire con noi e quindi siamo un po’ stretti sul bus. Inizio a soffrire la macchina per le molte curve e le mille buche. Il caldo soffocante nel retro del pulmino è devastante. Sono a pezzi. Poi per una buca presa con troppa velocità perdiamo un disco di un freno anteriore. La carreggiata si trasforma in un’officina.
Mi ricorda di un viaggio in Kazakistan questa scena.
Crick, attrezzi. Ruote e freni. Tutto in mezzo alla strada, mentre altri bus e camioncini sfrecciano ai lati.
Dopo circa un’ora di sosta forzata riprendiamo il cammino.
Arriviamo prima del tramonto alla cittadina di Pagwi, riusciamo ad ammirare finalmente il tramonto del fiume Sepik. Il rosso della notte si mischia con l’acqua del fiume e con la giungla.
Durante la cena incontriamo Matthew, un inglese che sta girando la Papua da due mesi in solitaria. Ha una guida che lo aiuta e lo segue, ma gran rispetto per lui. Ci confrontiamo su tutti i dubbi e le paure che avevamo, ma anche lui dice che in due mesi non ha mai avuto problemi.
Ci racconta che ha passato due notti con i Mud Men nella Valle Asaro. Con la vera popolazione dei Mud Men. Dice che ormai non si vestono più con i vestiti tradizionali, se non per le cerimonie.
La leggenda dei Mud Men dice che una popolazione stava uccidendo tutte le altre popolazioni nella Valle Asaro, erano rimaste solo poche decine di uomini. Per difendersi decisero di andare nel fiume, cospargerai di fango e costruire delle maschere come quelle che abbiamo già visto al festival. Pensando che fossero spiriti e fantasmi la popolazione che stava facendo stragi si spostò e loro riuscirono a salvarsi. È da lì nacque la tribù dei Mud Men.
La notte è veramente tormentata. Le stanze entrano in classifica tra le più ‘svunce’ mai viste in vita mia. Il rumore continuo e cadenzato del generatore è un martello continuo, fino a mezzanotte. Poi un gruppo di lavoratori inizia un’infinita sequenza di carico-scarico di barili di petrolio. Pagwi probabilmente è il nodo di smercio del petrolio lungo tutto il fiume.
Oltre a ciò, ho l’impellente necessità di andare in bagno. Le uniche due porte della nostra casetta di legno sono chiuse. Non vedo soluzioni. Non saprei neanche chi svegliare, nel buio non riconoscendo le varie camere. A un certo punto, vedo una bottiglia vuota.
Buonanotte :)





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