Il Boss di Mount Hagen
Il Boss di Mount Hagen
Scritto da Lino
La mattinata parte dopo la classica colazione paupuana con banane ananas maracuja per frutta e pane tostato con burro e marmellata per dolce. Da bere il solito e immancabile caffè o the. Pym dopo i suoi svariati giri in jeep dalle quattro di mattina rientra al traveller's hut verso le nove e mezza per portarci al mountain lodge per farci passare due giorni e la notte.
Esordisce con il suo fare autoritario chiedendoci keys e money - chiavi e soldi - del tour pattuito la sera prima di 1450 kina. Non di certo un ottimo buongiorno. Pym è lo stereotipo di una famiglia patriarcale dei nostri anni 50. Qui a Mount Hagen è di fatto un'autorità per sua moglie, Miss Pym, zittita davanti a noi per qualcosa detto fuori luogo, ma lo è anche per i suoi dipendenti. Nulla si muove, nessuno vuol prendere decisioni in sua assenza. Nemmeno se si tratta aiutarci a recuperare una semplice birra al supermarket. Nel trasporto verso il Magic Mountain Lodge chiediamo a Pym la sua età. Ci dice che ha 57 anni, e poi aggiuge che sta già preparando anche la sua fossa (forse la durata di vita media qui in papua non è come quella europea). Un fratello che lavora a Port Moresby e un passato come ufficiale governativo, il che forse spiega un po' come quest'uomo, dai modi un pó rudi, sia riuscito a partire senza troppi ostacoli nel crearsi un business nel settore turistico con due location e un agenzia di tour (Payatours).
Pym sicuramente ha costruito il suo dominio in questa terra grazie alla sua buona volontà e intraprendenza. Si vanta infatti con noi anche delle esperienze all'estero di qualche anno in australia e addirittura in Spagna e Italia (di cui tre mesi passati ad ancona in una società di calzature e pelletteria. Sei mesi totali) in cui afferma di aver appreso la capacità di fare business.
È un uomo duro ma di buon cuore e riconoscente pronto ad aiutarti in caso di difficoltà. Durante il breve tragitto riceve nel giro di mezzora almeno 5/6 telefonate. Tutto passa sempre da lui (infatti ha anche due numeri e due telefoni per essere sempre reperibile in caso di necessità). Tra le telefonate c'è infatti un imprevisto da gestire: uno dei suoi veicoli con a bordo cinque taiwanesi, al rientro da un escursione, è in panne. Il motore è andato. Pym ci chiede se possiamo aiutarlo e recuperare gli altri turisti con il nostro toyota per riportarli al Traveller’s Hut per permettergli di prendere un’altra jeep per loro. Acconsentiamo dopo che ci garatisce che si tratta di una piccola deviazione di dieci minuti. Per ringraziarci della concessione accordata, ordina a Miss Pym in reception di prende un casco di banane e ce lo offre come colazione extra, poi passiamo alla pompa di benzina dove ci chiede se vogliamo acqua, rispondiamo che abbiamo un paio di bottigliette piccole e una grossa piena a metà. Lui ci guarda e sorride entra a pagare il pieno di diesel appena fatto e torna con tre bottigliette d'acqua per noi. È il suo modo per chiederci scusa per il ritardo senza doverlo fare a parole, d'altronde lui non potrebbe farlo in altro modo perché ne andrebbe troppo del suo orgoglio. A volte Pym batte le mani davanti alla sua faccia. Inizialmente pensiamo sia per qualche insetto che gli passa davanti a dargli fastidio
Accendiamo anche la radio. Pym batte nuovamente le mani e questa volta pensiamo sia perché gli piaccia la musica paupuana molto orecchiabile che passa in sottofondo ma non è nemmeno quello:
In realtà il vero motivo è che Pym è stanco quasi quasi si addormenta al volante, ma per fortuna siamo quasi alla fine del tragitto e quindi decidiamo di intervenire con piccole domandine per tenerlo in campana. Per fortuna o sfortuna c'è tempo anche per un'altra piccola sosta forzata nei dintorni del villaggio natale di Pym. In questo caso un'altra macchina in panne per una ruota bucata ma non hanno fortunatamente bisogno di una mano per cambiarla (sono già in tanti lungo la strada buttati a far nulla) vogliono solo chiederci una pinza per svitare i pistoni della ruota perché la loro si è ‘spannata’ e non riesce più a far presa.
Una volta ripartiti, con Pym leggermente ripreso dopo la sosta, ci inerpichiamo per una salita sterrata finalmente che ci porta allo splendidi Lodge di montagna immersi in una sorta di vegetazione tropicale e ci affida in mano alla guida locale per iniziale il nostro tour nel villaggio sottostante.
Salutiamo Pym sperando che non si addormenti da solo alla guida. Siamo fuduciosi, sicuro non succederà nulla oggi ma tra noi e noi ci chiediamo: cosa sarà a Mount Hagen quando Pym non ci sarà più un giorno? Forse uno dei suoi cinque figli? A chi passerà in mano il suo business? Ci saranno ancora giorni in cui nessuno prenderà decisioni o qualcuno si farà finalmente coraggio e cercherà di emergere?

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