Loro non mordono, loro uccidono
Dopo la notte insonne siamo tutti un po’ provati.
Ci laviamo alla bell'e e meglio con dell’acqua che ci sporca ancora di più di quanto già lo fossimo e con una Daggat canoe, una barchetta allungata costruita con un unico tronco di legno e ricoperta esternamente di fibra di vetro, ci dirigiamo in direzione Wagu, verso l'alto Sepik.
A Wagu c’è un lago ma in questa stagione di secca, buona parte è costituita da fango.
Il sole del Sepik non perdona, ci hanno detto. E in effetti tra il sole e il riflesso sul manto dell'acqua le nostre facce si cuociono come un tomino sulla griglia. Il sole scotta. Il sole brucia. Il sole del Sepik non perdona, ci hanno detto.
Lo scenario è molto wild. Qualche piccola barchetta di pescatori. Questo grande fascio d’acqua che si spinge sempre più in là e un cuscinetto di vegetazione che intervalla il cielo.
Alcuni aironi camminano sull’acqua, dove lo strato di fango è molto alto.
Il fiume Sepik è pieno di coccodrilli.
Lungo il fiume, il coccodrillo era considerato un animale sacro. Però veniva e viene anche cacciato. Prima per essere mangiato, ora per commerciarlo. La pelle sopratutto. Ci sono delle regole, ma in una zona in cui è totalmente assente ogni forma di controllo può capitare di tutto. Douglas ci dice che un coccodrillo che una volta scuoiato ha un’apertura in larghezza di più di 51 centimetri non può essere venduto. Pertanto tendono a non uccidere i coccodrilli di grosse dimensioni, e anche quelli piccoli vengono preservati in genere.
Poi come vi ho detto prima, può capitare di tutto. Lungo il Sepik ci sono coccodrilli di acqua dolce, ma anche alcuni di acqua salata che hanno risalito la corrente. Li si può distinguere dalle striature e macchie sulla pancia, rispetto a una pelle color avorio uniforme di quelli di mare.
Al termine di più di quattro ore di navigazione arriviamo nella nostra dimora, una tipica abitazione in stile palafitta in legno. Con la parte sottostante adibita a magazzino nel periodo di secca e nel piano rialzato adibito a cucina e dormitorio.
Tutte le case lungo il Sepik sono rialzate. Delle palafitte a tutti gli effetti. Il fiume nella stagione delle pioggia si alza di quasi due-tre metri. E case che ad ora sono a più di trecento-quattrocento metri dalla riva, nella stagione umida saranno completamente attorniate dall’acqua. Le persone per muoversi dovranno usare sempre la loro canoa.
Toc.
Il Pelo lancia un sasso sull'acqua, cercando di colpire un paletto che spunta dal letto del fiume.
Toc.
Anche il Dan ci prova.
Da un lancio di un sasso per centrare il paletto sull'acqua inizia un turbinio di giochi con i bambini e i ragazzi del luogo, che si conclude con un rubabandiera in un mix Italia-Papua, che probabilmente non si era mai visto prima.
La notte arriva e l’oscurità abbraccia la laguna di Wagu. Robert, il proprietario della guest house in cui dormiamo ci porta lungo la spiaggia a vedere i coccodrilli.
'Ma attaccano gli esseri umani? E' possibile che mordano?'.
'They don’t bite, they kill', ci dice Robert. Loro non mordono, loro uccidono.
Dice che è raro che attacchino l’uomo, ma nel caso di un attacco per l’uomo non c’è speranza. Brancano la preda tra i denti estremamente aguzzi e la trascinano sul fondo dell’acqua fino a farla morire per affogamento. Nella migliore delle ipotesi, in cui si venga privati di un arto, si ha una minima possibilità di trarsi in salvo.
Una volta che stringono i denti non mollano la presa.
Questa lora attitudine viene sfruttata per cacciarli, purtroppo. Infatti nelle tecniche di caccia, i crocodile hunter avvicinano un bastone alla bocca del coccodrillo che sentendosi minacciato lo morde. A questo punto lo hanno 'agganciato'. Il coccodrillo non mollando la presa rimane quindi agganciato al bastone e sotto tiro dei crocodile hunter che con una lancia con 4-5 spuntoni sulla punta viene utilizzata per trapassargli il cranio (vedi foto in alto, foro nella parte alta).
Io, Angelo e Lino seguiamo Robert e suo figlio di sei-sette anni con le torce in mano. Non c’è la luna e la baia è più nera del nero. Siamo timorosi lo ammetto. Qual è il comportamento del coccodrillo? Lo possiamo trovare anche sulla spiaggia o a quest’ora è solo in acqua?
Le risposte di Robert sono sempre vaghe. Maybe, probabilmente.
Può essere anche sulla spiaggia? Not often, non spesso.
Ci guardiamo le spalle a 360 gradi.
Ogni tronco ci sembra un croc. Don’t have any crocs here? Non ci sono coccodrilli qui?
Maybe. Probabilmente.
Avanziamo costeggiando la giungla da un lato e il lago dall’altro.
Il silenzio ci avvolge.
For me is enough, dice qualcuno. Per me è abbastanza. Ma avanziamo seguendo Robert.
Giriamo un’insenatura e puntando le torce in acqua vediamo una serie di cinque-sei-sette brillantini che rilucciccano sullo specchio d’acqua. Crocodile, dice Robert.
Ci vengono i brividi. Tutti quegli occhi, rasenti la distesa di acqua, ci fissano. Ci scrutano. Come noi scrutiamo loro.
Le nostre torce li infastidiscono e si spostano.
Mi ritorna in mente la domanda di Robert:’Andiamo in barca o a piedi?’. Sono felice di essere sulla terra ferma. Essere in quelle acque, scrutato da quegli occhi non mi sarebbe per niente piaciuto.
Capiamo che quello che vediamo è un solo occhio di coccodrillo, in quanto non hanno gli occhi posizionati frontalmente ma lateralmente. Quindi per ogni luccichio c’è un coccodrillo.
Non chiudono mai gli occhi. Se non vedi più il luccichio è perché si è inabissato.
Forse ora è veramente abbastanza. Possiamo andare.
Buonanotte coccodrilli.


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